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<age>


NUOVA EDIZIONE (anno 2014)

 

concept e regia:
Francesca Pennini

assistente alla drammaturgia e alla didattica:
Angelo Pedroni

 

assistenza organizzativa:

Carmine Parise


azione e creazione:

Tilahun Andreoli

Samuele Bindini

Thomas Calvez

Marco Calzolari

Camilla Caselli

Jacques Lazzari

Matteo Misurati

Emma Saba

Martina Simonato


produzione:

CollettivO CineticO
Romaeuropa Festival

Armunia / Festival Inequilibrio

L’Arboreto Teatro Dimora di Mondaino

CSC Centro per la Scena Contemporanea / Operaestate Festival Veneto
Festival miXXer / Conservatorio di Ferrara

Danae Festival

 

con il contributo del Fondo per la Danza d'Autore della Regione Emilia Romagna

residenze artistiche 2014:

L'Arboreto Teatro Dimora di Mondaino

I Macelli di Certaldo

Il Molino del Groppo

residenza stabile:
Teatro Comunale di Ferrara


piece per spazi teatrali

durata 70'


<age> ha vinto il "Progetto Speciale Performance 2012. Ripensando Cage" ideato da Valentina Valentini e indetto da Centro Teatro Ateneo dell'Università La Sapienza di Roma, Fondazione Romaeuropa, L'arboreto - Teatro Dimora di MondainoArmunia/Festival Inequilibrio di Castiglioncello e CSC - Centro per la Scena Contemporanea/Casa della Danza di Bassano del Grappa in occasione del centenario della nascita di John Cage.

 

Lo spettacolo ha vinto il premio Jurislav Korenic per la migliore regia al festival internazionale MESS di Sarajevo

 

 

Nel 2014 CollettivO CineticO ha rimesso in scena lo spettacolo con un nuovo cast di adolescenti elaborando una nuova partitura coreografica ospitata dal formato del lavoro originale.

Link alla prima edizione: <age> 2012


Il progetto <age> declina con nove teenager kamikaze l’analisi sul ruolo dello spettatore e sul concetto d’indeterminazione che attraversa le ultime produzioni di CollettivO CineticO.
Il rapporto tra l’aspetto accademico/normativo e il profilo biologico/chimico tipico della soglia dei 18 anni produce una capacità di assunzione di rischio che rende gli adolescenti i candidati ideali per abitare lo spazio ludico, allo stesso tempo indeterminato e regolamentato, della scena.
La performance è strutturata come un atlante in cui, capitolo per capitolo, gli “esemplari” umani sono chiamati a esporsi su un palco-ring dove la durata delle azioni è scandita dal gong della regia. Classificati con implacabile datità secondo i parametri più disparati, gli “esemplari” di <age> rispondono in diretta a un corpus di quesiti legati alla definizione di sé per caratteristiche, opinioni, gusti ed esperienze.
I performer condividono una serie di regole e un inventario di comportamenti ma non sanno in base a quali parametri di selezione verranno chiamati in gioco. Nell’impossibilità di prove e repliche – i parametri di selezione cambiano ogni volta e dunque ogni performance è diversa dalle altre – l’esibizione pubblica si mantiene costantemente permeabile alle definizioni che ciascun performer dà di se stesso, in bilico tra rigore zoologico e reattività emotiva, intensità e ironia.

 

 

"[...] Cage riportato all’età dell’incertezza, dell’alea, del possibile, a quell’epoca della vita fuggevole, complessa, sfaccettata che è l’adolescenza. Nove ragazzi e ragazze, Tilahun Andreoli, Samuele Bindini, Thomas Calvez, Marco Calzolari, Camilla Caselli, Jacques Lazzari, Matteo Misurati, Emma Saba, Martina Simonato, sono gli “esemplari”, invitati da un drammaturgo-demiurgo a definirsi in diretta e a misurarsi con un elenco di comportamenti che li portano a interagire tra loro, a mostrarsi, rivelarsi, immaginarsi [...]

[...] Comincia la presentazione, il gioco. Nel compunto eseguire, nell’intento essere e cercare relazioni con gli altri, nell’indossare atteggiamenti e interpretarli in relazione alle situazioni ogni volta nuove, diventa evidente, subito, la capacità di toccare, pudicamente, la sostanza invisibile dell’adolescenza, le sue glorie, le sue emarginazioni, le sue incrinature, le sue a volte impossibili, stremanti ricerche di equilibrio, le sue metamorfosi. Si disegna una tavolozza poetica sorprendente, dove il videogioco e la tenerezza, l’aggressività e la dolcezza, il bullismo e la riflessione di genere, l’affetto e il coraggio, la prova, l’avventura, il desiderio, il fascino, l’esaltazione, l’abilità, la fiducia, la geometria e la barbara, trattenuta, esibita poesia coesistono, Si dipingono su volti, su gesti, su tipi diversi, tenaci, morbidi, spauriti, “sfigati”, impavidi…

Francesca Pennini e Angelo Pedroni creano un capolavoro di sensibilità e intelligenza, uno specchio, una cartina al tornasole di quella generazione che i più avanti negli anni considerano un mistero indecifrabile. Non forniscono chiavi d’accesso facili: accumulano maschere e si sa che nella maschera è nascosta, a volte immediatamente visibile, la profondità. Offrono fantastiche, delicate, acuminate folgorazioni.

Tutto, dopo un esercizio notevole di composizione finale, una piramide che si forma per incastri e geometrie di corpi, che si destruttura per smottamenti e abbandoni, tutto si dissolve. Lo spazio, in fretta, torna vuoto. Pronto, di nuovo, domani, a diventare scatola magica, geometrico emotivo cappello a cilindro delle magie, degli illusionismi, delle apparizioni e rivelazioni [...]"

 

[ Massimo Marino - controscene | Il Corriere di Bologna - 01/02/2015 ]

 

"[...] «In <age>, arguto omaggio al compositore statunitense, c’è tutto questo, e anche di più. Ci sono nove “adolescenti kamikaze” che eseguono in diretta, affidandosi a un meccanismo di improvvisazione sapientemente strutturato, una quantità di azioni quotidiane, o meglio di “esposizioni”. Nove commoventi, divertenti, evocativi anche seumanissimi (o meglio, proprio perché umanissimi) esemplari di uno stralunato bestiario medievale, di una tassonomia fantastica à la Borges, di un catalogo delle meraviglie di ogni giorno. È quello di cui ci parla Francesca Pennini, regista e coreografa della “fucina di sperimentazione performativa” CollettivO CineticO, quando descrive <age>come “un inventario umano al contempo cinico e delicato”. Il principale merito di questo “addestramento alla criminalità virale delle pratiche performative”, come ancora lo definisce Pennini, è dunque il suo essere un invito, leggero e fermo, delicato e feroce, a trovare uno sguardo autenticamente, rivoluzionariamente epifanico. “Qualche volta non c’è proprio bisogno di inventare un mondo”, sembrano dirci i preziosi, husserliani artisti di CollettivO CineticO. Il mondo c’è, e certe volte basta solo guardarlo».

Questo dicevamo, poco più di un anno fa, sulla replica di <age> vista al Teatro Rasi di Ravenna il 16 marzo 2013.

Oggi sottoscriviamo con forza l’entusiasmo di allora (e non è cosa scontata: tutti abbiamo fatto l’esperienza di restare delusi dal nuovo incontro con un libro, un film o una canzone precedentemente amati).

Il tenace Festival di Danza Urbana e d’Autore Ammutinamenti ha appena ospitato il debutto del riallestimento di questo fortunato spettacolo,eseguito da un nuovo cast di adolescenti, ancora una volta guidati con sapienza e lungimiranza da Francesca Pennini e Angelo Pedroni.

Tutti attorno ridevano, mentre a noi piombava addosso una gran malinconia. L’umor nero era suscitato dalla rinnovata consapevolezza che davvero esiste, nella giovinezza, una disarmante luminosità fatta di ossimori: furia e rassegnazione, fragilità e robustezza, sfrontatezza e pudore. Qualche cosa che si affaccia e subito scompare (tanto che CollettivO CineticO, dopo solo due anni dal debutto del primo <age>, ha deciso di affrontare un lungo e oneroso percorso di preparazione dei nuovi interpreti, da e per poco adolescenti).

Il secondo <age> ci ha fatto ricordare questo effimero e preziosissimo “essere nel principio”. E all’improvviso ci siamo sentiti vecchissimi."

[ Michele Pascarella - Gagarin - 15/09/2014]

 

 

" [...] Una di quelle proposte che, se venissero dal Nordeuropa o dal Sudamerica, sarebbero salutate come l'evento della stagione, e inducono a credere sempre più in questo nostro nuovo teatro che continua a dimostrare una vitalità senza pari.
Il titolo, Age, rende omaggio a John Cage, ma allude anche all'età dei partecipanti. La regista Francesca Pennini ha infatti lavorato con un gruppo di ragazzi che non avevano finora messo piede in palcoscenico: ne ha indagato i gusti, l'identità, la coscienza che hanno di sé, traducendo i risultati di questa sua ricognizione interiore in una sintassi fisica tanto impassibile e stralunata quanto applicata con un rigore commovente. L'inizio è fulminante, col computer che proietta sulla ribalta vuota le indicazioni degli oggetti – 1 tavolo, 2 panche, 4 bottiglie d'acqua, 9 teenager – necessari via via a comporre la scena. Quando i ragazzi si sono seduti sulle panche, le scritte luminose indicano loro le situazioni da mostrare, provate, ma riproposte ogni sera in ordine casuale: con gesti straniati, volti inespressivi, sguardi assenti, danno vita a una bizzarra tipologia umana – esemplari che si mangiano le unghie, esemplari che sanno mentire, esemplari vergini – poi a surreali schemi di comportamento, in un ironico svelamento che diventa una toccante testimonianza generazionale."


[ Renato Palazzi - Il Sole 24 ORE ]


"[...] Già, ma che cosa accade in <age>? Oltre alle azioni vere e proprie, generate dall’osservazione delle particolarità di ciascun esemplare e dunque diverse per ogni cast, assistiamo a un esporsi - ed è forse questo che più ci disarma - non tanto allo sguardo quanto al pensiero degli spettatori: “Tutto avviene nella loro testa, nello spazio che si crea tra quello che avviene sulla scena e la scritta sul fondo, nell’immaginazione più che nell’immagine. I performer non fanno altro che dare al pubblico un tempo per pensare”, precisa Francesca Pennini. In quell’offrirsi al pensiero - e non solo allo sguardo - c’è una generosità tanto più toccante quanto più è evidente che in <age> l’immagine non è feticcio sigillato ma vibrazione con cui entrare in risonanza, porosità a cui avvicinarsi con rispetto e pudore. Ed è con la forza di una tacita lezione di morale che questi adolescenti condividono fragilità e desideri, invitandoci a sospendere il giudizio per aprirci a nostra volta alla vita. Ci ricordano quanto può essere potente un incontro: non solo quello tra loro e una coreografa da cui li separa poco più di una decina d’anni ma anche quello tra loro e noi, osservatori anonimi nel buio della sala, anche noi ogni sera diversi."

[ Andrea Nanni]



modalità di lavoro
Il processo creativo di <age> coincide con un percorso didattico della durata di due mesi progettato per la formazione degli adolescenti selezionati.
Assortimento: gli “esemplari” sono stati selezionati secondo principi di estrema eterogeneità (esperienze, fisicità, personalità, motivazioni) e capacità di mettersi in gioco in maniera incondizionata.
Fruizione come formazione: il percorso di “allenamento alla scena” inizia con l’essere spettatori.
La formazione ha avuto inizio con la visione di spettacoli dal vivo e in live streaming. Saper essere spettatori è stato posto come condizione fondamentale per poter essere performer. Mimesi come esercizio di presenza scenica: il lavoro performativo negli spazi urbani in modalità completamente mimetica per poter modulare la propria presenza grazie all’osservazione del contesto. Performare in contesi urbani senza “disturbare” in alcun modo l’ambiente circostante (ovvero senza essere rilevati come performer) costringe a un’estrema consapevolezza della propria presenza e a un immediato riscontro sull’efficacia del proprio esercizio.
cinetico4.4: dispositivo/gioco da tavolo che permette un esercizio creativo, performativo e osservativo per un'indagine e una messa in discussione dei ruoli [autore, performer, “spiegatore”, spettatore] facendo emergere le scelte personali con una modalità ludica.
codice cinetico: elaborazione di materiali coreografici tramite il metodo di composizione “codice cinetico”, che consente di filtrare il corpo interpretandolo per gradi di libertà articolare e di riorganizzarne coordinazioni nello spazio e nel tempo.
Repertorio: i teenager hanno imparato e interpretato ruoli del repertorio di CollettivO CineticO.